3 DICEMBRE: UN IMPEGNO CHE CONTINUA

La Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità raccontata attraverso due anni di lavoro condiviso.

Celebrare la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità significa, ogni anno, fermarsi un istante per guardare alle trasformazioni che prendono forma nei territori, nelle relazioni, nei contesti di vita quotidiana.
In questo sguardo lungo, si inserisce anche il convegno TRAME DI COMUNITÀ – TRAME DI COLORI - Autismo, contesti e molteplicità, che si è svolto l’8 novembre ed è stato un momento che oggi, 3 dicembre, acquista un valore ancora più chiaro.

Non è semplicemente il racconto di un evento, ma la restituzione di un percorso che Alchimia, insieme ad Ambito Sociale, SER.e.N.A. cooperativa sociale e Kairos ASD, hanno portato avanti, fatto di azioni diffuse, legami nuovi, famiglie raggiunte, scuole coinvolte, reti che hanno iniziato a parlarsi.

Due anni di Policromie: un territorio che cambia pelle

Policromie nasce grazie al finanziamento regionale “fondo per l’inclusione delle persone con disabilità dgr 7504/2022”, ha coinvolto cooperative sociali, enti pubblici, scuole e associazioni con un obiettivo chiaro: promuovere benessere e qualità della vita per bambini e bambine, ragazzi e ragazze e giovani adulti e adulte con autismo, lavorando direttamente nei loro contesti quotidiani. Per due anni la progettualità ha attraversato i 17 Comuni dell’Ambito di Dalmine, lasciando strumenti, competenze e connessioni.

La metafora delle trame non è solo poetica: descrive ciò che accade quando servizi, comunità, famiglie e associazioni iniziano a intrecciare i propri fili fino a generare un disegno nuovo, più accogliente, più consapevole. Le azioni del progetto hanno intrecciato professionalità, storie, prospettive, fino a creare un disegno complesso e vivace, fatto di colori diversi sempre in dialogo.

Il convegno di novembre è stato un momento per fermarsi e vedere cosa il territorio ha imparato, quali buone pratiche hanno preso forma, quali fili possono continuare a intrecciarsi in coro di restituzione a più voci: il racconto di ciò che è accaduto, ma anche di ciò che continuerà ad accadere.

L’introduzione al convegno a cura del Carrozzone degli Artisti, con alcune scene dello spettacolo “Volammo davvero”, ha aperto la mattinata con la delicatezza di un volo di piume: uno sguardo poetico sulla crescita, sulla trasformazione, sui distacchi che ogni famiglia conosce.

I numeri che parlano di persone

La giornata è stata animata da interventi diversi e complementari, capaci di mostrare cosa significa fare inclusione quando la parola smette di essere un’etichetta e diventa un’azione concreta.

A raccontare la struttura del progetto sono state Laura Crawford (Cooperativa Alchimia) e Francesca Scalia (Dalmine Sociale). Il cuore dell’intervento è stato il lavoro sui contesti: scuole, realtà sportive e culturali, biblioteche, centri estivi, famiglie. L’idea è semplice ma potente: un contesto competente genera inclusione e, con essa, benessere.

In due anni, Policromie ha lavorato con:

  • 16 Comuni
  • 25 centri estivi
  • 13 scuole, per un totale di 24 classi
  • 6 associazioni sportive
  • 2 spazi compiti
  • 7 biblioteche
  • 54 progetti domiciliari rivolti a 39 famiglie
  • 7 iniziative aperte alla cittadinanza, tra spettacoli, esperienze outdoor e proposte sensoriali

Un’équipe ampia ha sostenuto questo movimento: 9 consulenti pedagogici, 8 coordinatori, 124 educatori. Non si tratta soltanto di interventi puntuali, ma di competenze lasciate “a terra”, perché possano continuare a germogliare.

Il breve video “Policromie, un racconto” è stato preziosa testimonianza di come le azioni del Progetto abbiano inciso concretamente nella vita delle persone, portando speranza e visione di futuro, pochi minuti ricchi ed emozionanti.

Guardare con nuovi occhi

Il professor Lucio Cottini, dell’Università di Urbino, ha offerto un contributo prezioso sul senso dell’inclusione quando non è solo parola, ma trasformazione concreta. Ha ricordato come l’autismo sia al tempo stesso condizione e disturbo, e come la sfida consista nel promuovere competenze senza snaturare l’identità delle persone.

Ha sottolineato il ruolo dei contesti – fisici, relazionali, organizzativi – che possono diventare ostacoli o, al contrario, facilitatori potenti. La sua riflessione sui livelli micro, meso e macro ha restituito un’immagine chiara: la qualità dell’inclusione dipende dallo sguardo di chi vive e abita i diversi spazi della comunità.

Reti, esperienze e possibilità future

La voce di Sharon Seghezzi (Cooperativa Alchimia) ha portato al centro il lavoro della rete Autism Friendly, nata per aiutare realtà diverse a rendere più accessibili i propri ambienti: non solo sul piano sensoriale, ma nella comprensione, nella comunicazione, nell’accoglienza. La rete offrirà materiali e moduli formativi, disponibili gratuitamente tramite il sito di Dalmine Sociale.

Stefano Catanzariti, presidente di ASD Kairosporteam, ha raccontato come la dimensione sportiva possa diventare un ponte: lo sport come spazio da adattare, non da temere, dove strumenti educativi e attività fisica dialogano per permettere ai ragazzi autistici di partecipare e sentirsi parte del gruppo.

Gli operatori dell’equipe Disabilità e Autismo dell’ASST Papa Giovanni XXIII – Marco Piccinini e Giuseppe Montanelli – hanno portato uno sguardo più ampio, quello del ciclo di vita. La loro riflessione ha intrecciato adolescenza, futuro, ritiro sociale, bisogni che faticano a trovare risposta. Hanno parlato di progetti di vita, non come slogan, ma come trama che supera l’immediato per accompagnare i giovani verso l’età adulta.

Cosa resta oggi, 3 dicembre

Guardando a questo percorso nella Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, appare evidente che Policromie non è stato soltanto un progetto, e il convegno non è stato un punto di arrivo. Sono stati piuttosto un passaggio, un nodo nella trama.

Resta una rete più attenta.
Resta una comunità più competente e consapevole.
Resta la possibilità che ciò che è stato costruito diventi uno stile di lavoro condiviso, capace di rinnovarsi e allargarsi.

Resta la possibilità di continuare a intrecciare fili, perché una comunità inclusiva si costruisce nel tempo.

Le trame nascono sempre da più mani: quelle che hanno lavorato insieme finora e quelle che continueranno a farlo, ogni giorno, nei contesti in cui la vita si muove e cresce.

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